Mi sono ritrovato a chiacchierare con un gondoliere alle prese con un possibile temporale, a bere un caffè nel Campo del Ghetto Nuovo nello storico ghetto ebraico e a sorseggiare uno spritz fuori da un vecchio bacaro, la tipica osteria veneziana.
Ho vagato senza una meta “su e zo per i ponti” e mi sono perso nel labirinto delle calli, dei rii e dei campielli, concedendomi anche una passeggiata sulla spiaggia del Lido.
Alla sera, con le gambe appesantite dai chilometri macinati durante la giornata, ho continuato a lasciarmi trasportare nel groviglio di viuzze per perdermi ancora nelle braccia della città e ritrovare la strada solo a notte fonda.